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    April 30

    30 April 2008

     
    Torno a scrivere. Perchè scrivere è la mia valvola di sfogo. Io sono parole... spesso parole senza senso, gettate al vento.
    Non vorrei parlare per metafore, è vero le uso spesso, ma quando lo faccio sembra che io sia ancora più drammatica... (?)
     
    Perchè sto scrivendo adesso?
     
     
    E' che sto perdendo i pezzi che compongono il mio mondo... i miei amici.
    Le persone che mi danno un senso.

    Sto perdendo la concezione di me stessa... faccio e penso cose che non capisco, di cui non conosco nemmeno il motivo.
     
    "PERCHE'?"
     
    Sarà l'eterna domanda della mia vita...
    Per il mometo so solo che non mi piaccio, mi faccio schifo.
    Davvero tanto.
    Faccio tanti di quegli errori a cui non so nemmeno porre rimedio... perciò, quanto valgo io?
    E' la mia anima che non vale molto...
     
    Devo anche perdere questo vizio di piangermi addosso eh...
     
     
    p.s
    la data che è a titolo dell'intervento non corrisponde a niente di particolare...
    April 12

    L'Immenso - Negramaro

    --     L'Immenso     --
    - Negramaro -
     
     
    Adesso c’è che mi sembra strano parlarti
    Mentre ti tengo la mano e penso a te
    Che mi riesci a guardare senza occhi e lacrime amare...

    Se potessi far tornare indietro il mondo
    Farei tornare poi senz’altro te
    Per un attimo di eterno e di profondo
    In cui tutto sembra, sembra niente è

    E niente c’è...

    Adesso c’è che mi sembra inutile non capirti ancora...
    Se potessi far tornare indietro il mondo
    Farei tornare poi senz’altro te
    Per un attimo di eterno e di profondo
    In cui tutto sembra, sembra niente c’è
    Tenersi stretto, stretto in tasca il mondo
    Per poi ridarlo un giorno solo a te
    A te che non sei parte dell’immenso
    Ma l’immenso che fa parte solo di te

    Solo di te...

    E tu, tu digrigni i tuoi denti mi lasci parlare non hai più paure
    Digringni i tuoi denti mi lasci guardare non hai più paura amore!

    Se potessi far tornare indietro il mondo
    Farei tornare poi senz’altro te
    Per un attimo di eterno e di profondo
    In cui tutto sembra, sembra niente c’è
    Tenersi stretto, stretto in tasca il mondo
    Per poi ridarlo un giorno forse a te
    A te che non sei parte dell’immenso
    Ma l’immenso che fa parte solo di te!

    Solo di te...

    E tu, tu digringni i tuoi denti mi lasci parlare non hai più paure
    Digringni i tuoi denti mi lasci guardare non hai più paura amore!
     
     
     
    Amo questa canzone de Negramaro, dice cose che molti pensano, sicuramente, una volta tanto nella vita e per quanto riguarda me sicuramente, ma non ho mai saputo dirle come le die questa melodia. Hanno rovato le parole giuste.. mi fa sognare.
    Più di tutte... forse è scontato che sia quella ma... c'è una frase che più di tutte mi piace:
     
    "A te che non sei parte dell’immenso, ma l’immenso che fa parte solo di te!"
     
    Non è bellissima?
    April 02

    Veronika decide di morire - Paulho Coelho.

    .Veronika Decide di Morire.
    ..di Paulho Coelho..
     
     
    "Veronika è una ragazza slovena di 24 anni che decide di suicidarsi e l’11 novembre 1997 prende una dose di sonniferi molto abbondante e aspetta la morte. È da questa apparente fine che comincia la storia di Paulo Coelho: la ragazza infatti viene salvata per miracolo ma si risveglia nell’ospedale psichiatrico di Villete e la sua salute è ancora fortemente rischio. Il dottor Igor, medico curante di tutti i pazienti, cerca di liberarla da quello che è il suo male: l’Amargura, l’Amarezza che non le permette di desiderare la vita. Veronika è una ragazza giovane, bella e corteggiata ma non c’è niente che le dia un motivo per vivere;a Villete incontra una serie di personaggi considerati folli ma come speso accade l’apparenza inganna. Mari, Zedka e Eduard la faranno riflettere sul senso che ha l’esistenza e perché ha un valore viverla: Veronika riscopre così la bellezza ad un passo dalla morte, trovando amore e serenità. Anche gli altri pazienti impareranno dalla sua esperienza perché niente è unilaterale. Il finale riserva un ‘ottima occasione per riflettere.
    In questa storia
    Coelho mette la sua personale esperienza vissuta per tre anni in un ospedale psichiatrico perché considerato diverso. È proprio questo che invita a fare l’autore, a domandarsi: chi può decidere cosa è diverso? Rispetto a quali valori?chi è veramente normale? Non è facile rispondere a domande del genere: tutti ,prima o poi, ci siamo trovati nella situazione di essere giudicati senza essere conosciuti ma anche dall’altra parte, senza considerare quale dolore abbiamo provocato negli altri. vivere è una scelta che va rispettata in tutte le sue forme, l’aspetto che assume non è così importante. Coelho dice “Mantenetevi folli, e comportatevi come persone normali”: solo chi è libero dentro può amare senza riserve e senza paure. Non è facile ma per cominciare non è mai troppo tardi."
     
     
    ...Alcune Prime Pagine...
     
    "L'11 novembre 1997, Veronika decise che era finalmente giunto il momento di uccidersi. Riordinò accuratamente la camera che aveva affittato presso un convento di suore, spense la stufa, si lavò i denti e si coricò.

    Dal comodino prese le quattro confezioni di compresse per dormire. Invece di scioglierle nell'acqua, decise di inghiottire una pasticca dopo l'altra, perché esiste un'enorme distanza fra l'intenzione e l'atto, e lei voleva essere libera di pentirsi a metà strada. Eppure, a ogni compressa che inghiottiva, si sentiva sempre più convinta: dopo cinque minuti, le scatole erano vuote.
    Visto non sapeva esattamente dopo quanto tempo avrebbe perso conoscenza, aveva posato sul letto il numero di quel mese della rivista francese Homme, da poco arrivato nella biblioteca in cui lei lavorava. Benché non avesse alcun interesse particolare per l'informatica, sfogliando il giornale aveva scoperto un articolo su un gioco per computer - un CD-Rom, lo chiamavano - ideato da Paulo Coelho, uno scrittore brasiliano che lei aveva avuto occasione di conoscere durante una conferenza presso il caffè dell'Hotel Grand Union. Avevano scambiato qualche parola e, alla fine, Veronika era stata invitata a una cena dall'editore di Coelho. Poiché il gruppo era numeroso, non c'era stata alcuna possibilità di approfondire un qualsiasi argomento.
    Il fatto di aver conosciuto lo scrittore, però, la portava a pensare che lui facesse parte del suo mondo, e leggere qualcosa sul suo lavoro poteva aiutarla a passare il tempo. Mentre aspettava la morte, Veronika cominciò a scorrere alcuni articoli di informatica, un campo per il quale non nutriva il minimo interesse: ciò corrispondeva perfettamente a quello che aveva fatto per tutta la vita, vale a dire cercare sempre la cosa più facile, più a protata di mano. Come quella rivista, per esempio.
    Con sua grande sorpresa, però, la prima riga del testo la riscosse dalla sua naturale apatia - i sonniferi non le si erano ancora sciolti nello stomaco; comunque Veronika era abulica per natura - e, per la prima volta nella vita, la spinse a considerare la veridicità di una frase all'epoca molto in uso fra i suoi amici: "A questo mondo, nulla accade per caso."
    Perché quella prima riga, proprio nel momento in cui aveva iniziato a morire? Qual era il messaggio occulto che lei aveva davanti agli occhi, ammesso che esistano messaggi occulti e che, invece, non siano coincidenze?
    Sotto un'illustrazione del gioco per computer, il giornalista iniziava l'articolo domandando: "Dov'è la Slovenia?"

    "Nessuno sa dov'è la Slovenia," pensò Veronika. "Neanche lui."
    Ma la Slovenia comunque esisteva, ed era là fuori - o là dentro -, nelle montagne che la circondavano e nella piazza davanti ai suoi occhi: la Slovenia era il suo paese.
    Ripose la rivista: non le interessava indignarsi con un mondo che ignorava totalmente l'esistenza degli sloveni; adesso l'onore della sua nazione non la riguardava più. Per lei, era giunto il momento di essere orgogliosa di se stessa, sapendo che ce l'aveva fatta, che finalmente aveva avuto il coraggio: stava lasciando questa vita. Che gioia! E lo stava facendo nel modo che aveva sempre sognato: con quelle compresse, che non lasciano segni.
    Veronika aveva cercato di procurarsi le compresse per quasi sei mesi. Pensando di non riuscire a ottenerle, era giunta a considerare la possibilità di tagliarsi le vene. Sapeva che avrebbe riempito la camera di sangue, e provocato confusione e preoccupazione nelle suore: in un suicidio bisogna pensare prima a se stessi e poi agli altri. Era disposta a fare il possibile perché la propria morte non causasse molto scompiglio, ma se tagliarsi le vene era l'unica possibilità, allora non poteva davvero far altro - le suore avrebbero poi pensato a ripulire la camera e a dimenticare ben presto quella storia, altrimenti avrebbero avuto difficoltà a riaffittarla. In fin dei conti, pur essendo alla fine del ventesimo secolo, le persone credevano ancora nei fantasmi.
    Certo, avrebbe potuto anche lanciarsi da uno dei pochi grattacieli di Lubiana, ma che dire dell'ulteriore sofferenza che avrebbe finito per causare ai suoi genitori? Oltre allo shock di scoprire che la figlia era morta, sarebbero stati costretti a identificare un corpo sfigurato: no, questa era una soluzione peggiore che lasciarsi dissanguare fino alla morte, perché avrebbe provocato dei segni indelebili in due persone che volevano soltanto il suo bene.
    "Alla morte della figlia finiranno per abituarsi; un cranio fracassato, invece, dev'essere proprio impossibile da dimenticare."
    Rivoltellate, salti da un palazzo, impiccagione: nessuna di queste cose si adattava alla sua natura femminile. Le donne, quando si uccidono, scelgono sistemi molto più romantici, come tagliarsi le vene, o prendere una dose massiccia di sonniferi. Le principesse abbandonate e le attrici di Hollywood ne avevano dato vari esempi.
    Veronika sapeva che in fondo la vita si riduce all'attesa del momento giusto per agire."